I palazzi della famiglia scippa
Tra le vie di Grumo, per secoli, il nome Scippa ha risuonato come simbolo di potere e prestigio. Già nel 1737 i documenti parlavano dei loro vasti possedimenti, tanto grandi da rivaleggiare con quelli dei feudatari. Fu Domenico Scippa, nei primi anni del Settecento, a innalzare la famiglia agli onori della nobiltà: con il proprio denaro allestì un battaglione a cavallo e, schieratosi con gli austriaci nella guerra di Successione contro gli spagnoli che si contendevano il Regno delle Due Sicilie, ottenne da Carlo VI il titolo di nobile e privilegi che avrebbero segnato la sua stirpe. Ma la grandezza degli Scippa non si misurò solo nelle terre o nei titoli. Alla fine del Settecento, i fratelli Giovanni e Michele scelsero la via del rischio e dei valori per la libertà, iscrivendosi alla vendita carbonara di Grumo. Quando il 2 luglio 1820 a Monteforte Irpino esplosero i moti contro i Borbone, Giovanni finanziò e guidò un manipolo di volontari grumesi. Combatté, ospitò e aiutò Morelli e Silvati, i capi della rivolta in fuga, facendoli imbarcare verso la Grecia. Quel gesto gli costò l’esilio e la persecuzione, ma non spense il suo ardore. Tornato a Grumo dopo dieci anni, si unì alla Giovane Italia, fu sindaco, sostenne i fratelli Bandiera e pagò con prigionia e maltrattamenti la sua fede nella libertà. Anche tradito, anche ricattato, Giovanni continuò ad accogliere esuli politici fino alla morte, nel 1859. Due anni dopo, l’Italia che aveva sognato divenne realtà. La famiglia Scippa seppe custodire il suo prestigio anche oltre la politica, con figure civili e religiose, opere d’arte e ritratti che ne tramandano la memoria. Oggi, tra archivi e chiese, resta l’eco di una stirpe che intrecciò il proprio destino con quello della nazione, lasciando a Grumo un’eredità di coraggio e libertà.
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