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Chiesa di San Giuseppe


(XX sec.)

Alla fine dell’Ottocento, in un paese dove la fede era parte integrante della vita quotidiana, una donna, Filomena Giampietro, maturò un desiderio profondo: donare alla chiesa matrice di Grumo una statua di San Giuseppe. Per realizzarla si affidò alle mani esperte dello scultore Giuseppe Cutrone, suo concittadino di Palo del Colle. Dal paziente lavoro dello scalpello nacque una figura solenne e rassicurante, che venne collocata in una nicchia luminosa della navata centrale. Ma il tempo non risparmia neppure le chiese. Agli inizi del Novecento la matrice necessitava di importanti restauri, e così le statue furono trasferite in altri luoghi sacri del paese. La statua di San Giuseppe trovò rifugio in una cappella semplice, accanto a quella della Madonna della Cintura, su un terreno appartenente alla famiglia Lucatuorto. Era un riparo provvisorio, ma già allora si fece strada una promessa: un giorno sarebbe sorta una chiesa tutta dedicata al santo.La promessa restò sospesa per decenni, fino al 1956.

In quell’anno Biagio Masellis, uomo di profonda fede e segnato dal dolore per la perdita della moglie, decise di dare compimento a quel sogno. Acquistò il terreno dai Lucatuorto, affidò il progetto al genero e diede inizio ai lavori. Non fu un’impresa facile: occorrevano risorse, materiali e sacrifici. Eppure la comunità rispose con generosità, unendo le offerte dei fedeli del luogo a quelle degli emigrati che, dall’America, continuarono a sostenere la loro terra d’origine. La vecchia cappella fu abbattuta e al suo posto sorse una nuova chiesa, più grande e solida, costruita in pietra chiara, con una facciata lineare ed elegante che si innalzava verso il cielo. A completarla, un piccolo campanile a tre arcate, pronto a dare voce alle campane, richiamo di speranza e preghiera. All’interno, il cuore della chiesa pulsava davanti all’altare in marmo, sul quale troneggiava la statua di San Giuseppe, finalmente accolta nella casa che gli era stata promessa tanti anni prima. Alle pareti laterali due nicchie custodivano le immagini della Madonna Addolorata e della Madonna della Cintura, a memoria delle origini e delle radici da cui tutto era germogliato. Quella chiesa, nata dall’amore e dal sacrificio, resta oggi un monumento alla fede, alla memoria e alla forza di una comunità capace di trasformare un desiderio in realtà.

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