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Arco Monumentale del Campo sportivo


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(XX sec.)

La storia di quest’arco si intreccia indissolubilmente con il nome di Ernesto Bonavoglia, sindaco visionario e deciso. Appena insediatosi in municipio, Bonavoglia si pose l’obiettivo di trasformare Grumo Appula seguendo rigide norme dell’epoca borbonica. Le strade del centro, un tempo invase dai carretti degli ambulanti e dal disordine, furono liberate; i mercanti vennero spostati ai margini del borgo. Ordinò agli spazzini di passare due volte al giorno per tenere le strade pulite, proibì di gettare acqua sporca per strada. In pochi mesi, chi tornava a Grumo dopo anni non riusciva più a riconoscerla: marciapiedi ordinati, piazza del mercato rinnovata, fognature in costruzione, nuovi alberi e piante a ornare le vie. Tra le sue iniziative più ambiziose, Bonavoglia volle costruire un campo sportivo, un’opera imponente per il tempo. Nel 1928, un vecchio mandorleto fu espropriato, il terreno sollevato di un metro con colmate di pietre, recintato da un muro possente e dotato di tribune per gli spettatori. A suggello dell’opera, nacque l’idea di un arco d’ingresso: l’incarico fu affidato all’architetto Salvatore Dioguardi.

L’arco, inaugurato insieme al campo sportivo, era espressione dell’epoca fascista e si distingueva per le eleganti decorazioni neoclassiche, statue, capitelli e per la dicitura esterna: “Campo Sportivo del Littorio”. All’interno, una frase latina risplendeva come monito: “Per aspera ad astra” — solo attraverso il duro lavoro si raggiungono le stelle. I lavori terminarono nel 1929, con spese ingentissime coperte da contributi pubblici e privati. Il campo sportivo divenne subito motivo di orgoglio per i grumesi, simbolo di modernità, disciplina e ambizione. Non tutti, però, condivisero l’entusiasmo: alcuni lamentarono la distruzione del mandorleto e i costi eccessivi. Col passare degli anni, il destino del campo sportivo cambiò. Dopo il 1943, divenne campo di detenzione per i militanti fascisti della Repubblica Sociale Italiana, trasformando quello che era nato come luogo aperto per le attività sportive dei giovani fascisti del littorio in un luogo di reclusione. L’arco di Dioguardi rimane testimone di un’epoca, dei sogni e delle ambizioni di un sindaco che volle portare Grumo Appula “alle stelle” con il lavoro e la determinazione.

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