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Masseria Murgecchia-Fano



(XIX sec.)

All’inizio dell’Ottocento, la nobile famiglia Scippa decise di costruire una residenza che fosse elegante ma profondamente radicata nella vita contadina. Nacque così la Casina Murgecchia, un luogo dove il lavoro dei campi si intrecciava con la quiete della campagna. Al centro si trovava una grande stalla affacciata su una cisterna scavata nella pietra, indispensabile per raccogliere l’acqua. Intorno si disponevano i locali per le lavorazioni agricole e le stanze dei lavoranti che, insieme alla famiglia, animavano quella piccola comunità. Per decenni, la casina fu un cuore pulsante. Le giornate scorrevano al ritmo delle stagioni: l’odore acre delle olive spremute in autunno, il profumo dolce delle mandorle in fiore, il suono regolare del martello che batteva sulle botti. Ogni angolo raccontava di fatica e speranza, di mani callose capaci di trasformare i frutti della terra in ricchezza. Poi venne l’abbandono.

Dagli anni Quaranta, la Casina Murgecchia cadde nel silenzio. Le porte si chiusero, i muri si screpolarono sotto il vento, e solo le pietre continuarono a custodire, mute, il ricordo delle voci e dei passi che un tempo la animavano. La rinascita arrivò nel 1993, quando l’architetto Giulio Fano posò lo sguardo su quelle rovine. Non vide un rudere, ma una promessa. Con cura e rispetto, restituì alla casina la sua antica dignità, trasformandola in un luogo capace di unire passato e presente. Nacque così la Casina Murgecchia-Fano, dove il tempo sembra scorrere più lentamente. Tra oliveti e mandorleti, pascolano pecore, maiali e altri animali di bassa corte. Nei laboratori si producono formaggi freschi e stagionati, salumi, conserve e prelibatezze che raccontano con i sapori la storia del territorio. Ma il progetto non era solo coltivare e allevare: voleva condividere. La casina aprì le sue porte a chi desiderava vivere l’esperienza autentica della campagna, assaporando i frutti della terra nel silenzio di paesaggi senza tempo. Questa Casina custodisce un racconto di radici e rinascita, dove la tradizione diventa futuro, e la memoria dei gesti contadini continua a vivere nella bellezza del presente.

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