Casina Di Giosa
La Murgia barese ha sempre vissuto al ritmo lento e cadenzato della transumanza. Ogni anno, quando le prime brezze d’autunno annunciavano il declino dell’estate, i pastori conducevano le loro greggi lungo i tratturi, antiche vie erbose che serpeggiavano tra colline e vallate. Lì, tra la pietra chiara e l’erba rada, si consumava un rito millenario: la discesa verso i pascoli della Murgia, rifugio per l’inverno, e la risalita in primavera verso gli Abruzzi. Attorno a questi cammini nacquero masserie e jazzi, solide strutture di pietra a secco, custodi silenziose del lavoro e della vita pastorale. Questa casina è uno tra questi luoghi, nato per la transumanza degli animali di Altamura e Gravina. Con il passare del tempo si compì un miracolo di trasformazione. Da stalla e ricovero, la casina si fece dimora di pace, accogliendo una comunità di suore. Sulla trabeazione della porta ancora oggi si legge “Asilo della Pace”, segno di un passaggio da fatica terrena a spiritualità, da lavoro a silenziosa contemplazione.
Edificata tra Settecento e Ottocento, la struttura porta la firma di Leonardo Trerotoli, come ricorda l’iscrizione latina incisa sulla finestra del primo piano. Le sue pietre, scolpite a bugnato e bugiardate con cura, raccontano la solidità di un’epoca che affidava alla materia l’eternità dei gesti quotidiani. Le volte a padiglione, l’ampia terrazza e il pozzo interno per la raccolta dell’acqua piovana completano l’immagine di un edificio tanto funzionale quanto elegante. Il nome di Leonardo si lega a una famiglia dalle radici campane, i Trerotoli, trasferitisi a Grumo Appula nel Settecento. La casina, oggi di proprietà dei fratelli Savino e Michele Di Giosa, rimane testimonianza viva di un intreccio di storie: il passaggio delle greggi, la devozione delle suore, la sapienza dei costruttori. Così, in mezzo alla pietra e al vento della Murgia, essa continua a raccontare la sua duplice anima di luogo di fatica e di fede.











