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Casina D’Amato


(XIX sec.)

La casina nacque nella prima metà dell’Ottocento, voluta da Vito Trerotoli, figura di rilievo nella storia di Grumo. Figlio di una famiglia numerosa, con venti fratelli, fu destinato dal padre alla vita ecclesiastica. Studiò prima a Campi Salentina, poi a Napoli, presso i Padri delle Scuole Pie. Ma a vent’anni la sua strada cambiò direzione: abbandonò l’abito religioso, attratto dalla vita politica e dalle idee nuove che circolavano in quegli anni turbolenti. Tornato a Grumo, divenne protagonista della cosiddetta “rivoluzione di Grumo”, guadagnandosi fama e rispetto. Laureatosi in legge, si trasferì a Trani per esercitare la professione di avvocato, ma non smise mai di mantenere un legame profondo con il suo paese. Nel 1842 tornò a Grumo per difendere i proprietari terrieri in una causa importante contro il Comune: la vittoria gli diede grande prestigio. I cittadini lo avrebbero voluto sindaco, ma Vito preferì rinunciare in favore del figlio Giuseppe. Uomo di azione ma anche di cultura, lasciò diversi scritti che ancora testimoniano la sua vivacità intellettuale.

La sua dimora estiva era la casina che ancora oggi si riconosce al termine di un lungo viale alberato. L’edificio, sobrio e imponente, si inserisce perfettamente nel paesaggio rurale pugliese, circondato da ulivi e mandorli secolari. Il fabbricato si sviluppa su due livelli. Al piano rialzato, accessibile tramite una scalinata esterna, si trovavano due grandi ambienti voltati, utilizzati come residenza del proprietario. Gli spazi, ampi e luminosi, accoglievano la famiglia nei mesi estivi, offrendo ristoro lontano dalle calure cittadine. Il seminterrato aveva invece una funzione pratica: deposito per gli attrezzi agricoli e cantina per il vino. Una cisterna sotterranea garantiva acqua fresca durante tutta la villeggiatura. Sul retro, infine, una stalla costruita con muri a secco ospitava gli animali necessari alla vita di campagna. Agli inizi del Novecento, gli eredi di Trerotoli cedettero la proprietà alla famiglia D’Amato-Savino, insieme ai terreni circostanti. L’immobile cambiò così volto, ma mantenne la sua identità di residenza agricola, legata al ritmo della campagna. Ancora oggi la casina conserva intatto il suo fascino: non solo come esempio di architettura rurale ottocentesca, ma come traccia viva di una stagione di cambiamenti, di uomini e di scelte che hanno segnato la storia di Grumo.

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