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Dimora estiva della famiglia Scippa


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(XX sec.)

Quando la campagna pugliese cominciava a scrollarsi di dosso l’immagine di luogo selvaggio, qualcosa cambiava nel modo di vivere dell’aristocrazia. Le famiglie più influenti abbandonavano le città per ritirarsi, stagione dopo stagione, nelle loro residenze estive, lontano dal calore dei centri urbani. La Bella Époque italiana accendeva un desiderio di mondanità ed eleganza: balli, salotti intellettuali, vita spensierata della borghesia e la raffinata eleganza dello stile Liberty che si faceva largo anche tra le campagne. Fu in quegli anni che la famiglia Scippa decise di erigere la propria villa in campagna, probabilmente nel 1910. Scelsero un’altura lieve, da cui lo sguardo poteva perdersi tra uliveti, boschi di aghifoglie e campi dorati. Un viale alberato conduceva all’edificio, che si ergeva elegante su tre piani, come a proteggere il silenzio e la quiete del paesaggio circostante. Il piano rialzato ospitava gli appartamenti dei proprietari: le architravi e gli stipiti delle finestre sono ornate di motivi Liberty, mentre la porta d’ingresso mostra decori floreali.

Alcune camere presentano volte a padiglione decorate a tempera. Accanto, una piccola cappella era dedicata alla Madonna del Rosario, luogo di preghiera e raccoglimento. Camminando tra i corridoi della villa, è facile immaginare la vita che vi si svolgeva: saloni ampi, pavimenti lucidi e tendaggi di seta, uomini in frac intenti a discutere di politica e arte, donne in abiti lunghi di raso che si muovevano con grazia tra conversazioni e risate. I pianoforti suonavano melodie che riempivano le stanze, e dalla grande terrazza il panorama della campagna pugliese sembrava trasformarsi in un quadro vivente. Ogni dettaglio, dalle decorazioni Liberty alle candele d’argento sui tavoli, parlava di una stagione sospesa tra bellezza e mondanità, una leggerezza destinata a svanire con l’inizio della guerra. Villa Scippa resta il simbolo di un’epoca in cui la vita aristocratica incontrava la modernità, tra feste sfarzose, arte, cultura e la quiete solenne di una campagna che si apriva al mondo.

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