Pineta comunale
Questa conca naturale, modellata dalla geografia e dalle piogge, un tempo accoglieva l’acqua che scendeva dalle colline circostanti, diventando fonte di vita per gli abitanti di Grumo. Qui si veniva a prendere l’acqua per la casa, per abbeverare gli animali, e ogni goccia contava, soprattutto nei lunghi mesi d’estate, quando la Puglia sembrava arsa dal sole implacabile. Nel XVIII secolo, il Comune decise di dare nuova forma a questa conca naturale. L’invaso fu restaurato nel 1783 grazie all’impegno di Vincenzo Scippa, cittadino grumese di grande influenza, sotto la supervisione del sindaco Alessandro Sernia. Un’iscrizione commemorativa, purtroppo oggi perduta, celebrava l’opera come un dono alla comunità, un gesto volto a prevenire la siccità e garantire l’acqua a chi ne aveva bisogno.
Passarono i decenni e la storia cambiò volto. Dopo la guerra, Grumo si trovava sospesa tra la ricostruzione e la scarsità di lavoro. I treni fischiavano e partivano, carichi di uomini e donne con valige di cartone e sogni grandi: andavano a Bari e, da lì, riprendevano il cammino verso il Nord Italia o altre terre lontane, lasciando alle spalle case, piazze e famiglie. In mezzo a tutto questo, nel 1956, il Comune decise di trasformare il luogo in un polmone verde per il paese. A un chilometro dal centro, tra alti pini e palme che all’ombra dei loro rami creavano fresche oasi di tranquillità, nacque la pineta comunale. Viali silenziosi, panchine che invitavano alla sosta, spazi dove i bambini potevano correre e gli anziani trovare riposo: la pineta divenne un rifugio, un luogo dove respirare la natura e ricordare le radici di un paese che aveva lottato contro la siccità. Quando Papa Giovanni Paolo II morì, la comunità di Grumo volle dedicargli il parco, intitolandolo al pontefice polacco, figura che aveva lasciato un segno indelebile nel cuore dei fedeli e nella storia del paese.









