Masseria Tarulli-Frasca
Siamo nella contrada rurale di Pozzo Mellitto, un luogo che ancora oggi sembra sospeso tra memoria e silenzio. Il nome nasce da un pozzo d’acqua limpida, alimentato da una sorgente sotterranea che per secoli ha dissetato uomini e animali. Un tempo, le famiglie di Grumo, come in gran parte della regione, vivevano in un equilibrio fragile con la natura. Ogni goccia di pioggia era preziosa, raccolta nelle grandi cisterne di pietra scavate nella roccia, le cosiddette Piscine. Solo i più fortunati possedevano una cisterna privata; per tutti gli altri, il pozzo di Mellitto era la speranza comune, il cuore pulsante di una comunità che imparava a vivere con poco, ma con gratitudine. Alla fine del XVII secolo, sorse questa masseria. Maestosa e severa, costruita con pietra chiara e muri spessi, prese il nome dalle due famiglie che si succedettero nel tempo alla sua proprietà.
Il piano rialzato, con i soffitti a volta e le finestre rivolte verso i campi, accoglieva i padroni; sotto, nelle stalle e nei maneggi, la vita scorreva tra il lavoro dei contadini, il respiro caldo degli animali e il profumo del fieno. Annessa alla masseria una piccola cappella: una data incisa nella pietra testimonia la sua nascita: 1780. Era un mondo semplice, dove ogni gesto aveva un valore, e dove persino l’acqua limpida, fresca, viva, era una benedizione che univa tutti. Oggi, però, il pozzo non si vede più. È stato coperto da lastre di cemento, forse alla fine degli anni Quaranta, come se qualcuno avesse voluto chiudere per sempre un capitolo di storia. La masseria, ormai ridotta a rudere, resiste tra i campi incolti e le erbacce, testimone muta di ciò che è stato. Le sue mura screpolate, la cappella spoglia, le finestre senza vetri raccontano un tempo in cui anche la fatica aveva un sapore di speranza. E così, la masseria sopravvive nel ricordo, un luogo di memoria, dove le pietre conservano il respiro di una vita passata semplice, dura, ma profondamente vera.












