Chiesa di San Michele
La devozione verso San Michele Arcangelo ha sempre pulsato nel cuore dei grumesi, come un battito antico che attraversa le generazioni. Da tempi remoti, ogni anno, il pellegrinaggio verso il Santuario di Monte Sant’Angelo nel Gargano era il segno tangibile di una fede incrollabile. All’inizio del Novecento, il cammino era lungo e faticoso: muli e traini cigolanti si muovevano tra la polvere delle strade, dieci giorni di viaggio segnati dal sudore e dal canto delle preghiere. Con l’arrivo delle biciclette, negli anni Trenta, la partenza assunse un nuovo ritmo. La messa nella chiesa di San Rocco benediceva i ciclisti, poi il gruppo si avviava: pedali che stridevano, visi solcati dal vento, e bambini che correvano al fianco gridando incoraggiamenti. Quando la carovana raggiungeva il promontorio, la fatica si trasformava in gratitudine. Al ritorno, Grumo si vestiva di festa: il rientro dei pellegrini era accolto con applausi, sguardi orgogliosi e la certezza che la comunità aveva compiuto, ancora una volta, il suo atto d’amore verso l’Arcangelo. Oggi, auto e autobus hanno sostituito i vecchi mezzi, ma lo spirito non è cambiato.
Ogni salita al Gargano è ancora un ex-voto, un gesto di fede che unisce cielo e terra. In questo percorso spirituale, un ruolo speciale ha sempre avuto la cappella eretta nel 1699. Dall’esterno, la sua facciata semplice non lascia presagire lo splendore che custodisce. Entrandovi, lo sguardo è catturato dagli affreschi che rivestono ogni parete. Al centro, l’Arcangelo Michele domina la scena, circondato dai Santi Rocco e Francesco. Ai suoi piedi, una statua in pietra rafforza la solennità del luogo, quasi a ricordare al fedele che qui il divino si fa presenza tangibile. La volta a botte, ornata da un fregio elegante, avvolge lo spazio in un’atmosfera accogliente, dove sacralità e bellezza si intrecciano. Le pareti laterali raccontano, invece, due mondi: quello terrestre e quello acquatico, un contrasto che sembra evocare la lotta e l’armonia tra realtà diverse, arricchendo il significato spirituale della cappella. Così, tra antichi viaggi di polvere e muli, tra biciclette e preghiere, tra affreschi e statue che parlano di eternità, la devozione dei grumesi continua a vivere. È un filo che unisce passato e presente, un cammino che porta sempre a San Michele, custode della fede e della comunità.












