Chiesa matrice di Santa Maria Assunta
Ripercorrere la storia della Chiesa Matrice di Grumo significa immergersi nelle pieghe del tempo, osservando come il borgo si sia sviluppato attorno al suo cuore sacro. Dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta in Cielo, la chiesa si erge come un limpido esempio di romanico pugliese, con un campanile severo e compatto. Le pietre che la compongono sembrano custodire i segreti di secoli, testimoni silenziosi di preghiere, feste e processioni. Le origini della chiesa risalgono al XIV secolo, quando probabilmente fu edificata sui resti di un tempio precedente. Con il passare del tempo, l’antico edificio cedette sotto il peso degli anni e della crescita demografica del borgo. Nel XVI secolo si decise di abbattere la struttura esistente, mantenendo il campanile come memoria di ciò che era stato, e di costruire una nuova chiesa secondo il gusto rinascimentale dell’epoca. Il progetto, di autore ignoto, concepì un impianto a croce greca, con bracci equilibrati e una cupola che armonizza luce e spazio, esaltando la semplicità e l’eleganza delle pietre squadrate.
All’interno, il tempo si fa cronaca di famiglie e devozioni. La cappella gentilizia dei Scippa, costruita nel Settecento sul lato ovest, testimonia il legame tra potere locale e fede ed è dedicata al culto di San Domenico, con un’iscrizione che ricorda le opere del santo. Nel 1816 la chiesa fu ampliata sotto la guida dell’architetto Giuseppe Gimma di Bari, e un’incisione sulla porta d’ingresso celebra il suo intervento. Il lungo percorso di trasformazioni culmina nel 1950, quando si decise un’ulteriore ampliamento. Fu necessario abbattere “Porta Nuova”, l’ultima porta storica del paese, e spostare l’altare maggiore e il coro per creare un nuovo ingresso, caratterizzato da una facciata in “falso” stile romanico, che oggi accoglie fedeli e visitatori. La Chiesa Matrice è il cuore pulsante di Grumo, il filo che lega passato e presente, pietra dopo pietra, storia dopo storia. Ogni angolo parla di fede e comunità, e camminare al suo interno significa respirare secoli di devozione, arte e memoria condivisa.




















