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Chiesa di Sant’Anna


(XX sec.)

La storia di questa piccola chiesa affonda le sue radici lontano nel tempo, quando nel 1761, all’interno della chiesa matrice, venne eretto un altare dedicato a Sant’Anna. Fu lì che prese vita un sentimento collettivo, un desiderio di fede che pian piano unì i cuori di tanti fedeli. Nacque così la Confraternita di Sant’Anna, un gruppo di uomini e donne semplici, mossi dal bisogno di ritrovarsi non solo per pregare, ma per sostenersi a vicenda, aiutare i poveri e portare conforto nelle case più umili. Attorno alla figura della santa si formò un legame che andava oltre la devozione: era un patto silenzioso di solidarietà, di cura reciproca e di speranza. Col passare degli anni, la confraternita sentì che quell’altare non bastava più a contenere la loro fede. Volevano un luogo che fosse soltanto loro, un rifugio di preghiera e di comunità. Così, agli inizi del Novecento, decisero di trasformare un vecchio edificio, un tempo rimessa di carrozze, in una piccola chiesa. La costruzione si presenta semplice, quasi nascosta tra le case, ma la sua facciata intonacata e il portale ad arco a tutto sesto custodiscono un’anima viva.

Nel 1913, a completarne il profilo, venne eretto un piccolo campanile a due ordini: un segno discreto, ma capace di farsi sentire ogni volta che le campane suonavano per richiamare i fedeli. Con il tempo, la confraternita si è sciolta, e la chiesa è passata nelle mani di privati cittadini. Oggi le sue porte non si aprono ogni giorno, ma quando lo fanno, soprattutto in occasione della festa di Sant’Anna, il luogo si rianima di voci, di canti e di devozione. È come se le pietre stesse ricordassero il fervore di chi, con sacrificio e perseveranza, aveva trasformato un semplice edificio in un luogo sacro. Passeggiando per quella strada stretta, circondata da case moderne, la chiesetta appare quasi come un segreto custodito dal tempo: un piccolo scrigno che parla di fede, di comunità e della tenacia di chi non ha mai smesso di credere. E ogni anno, quando la festa ritorna, è come se la confraternita rivivesse per un giorno, riportando la chiesa al suo respiro originario.

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