Ex Convento dei Frati Minori francescani
La presenza dei francescani in Puglia risale al XIII secolo, quando Francesco d’Assisi attraversò queste terre lasciando un segno profondo. Le cronache di Tommaso da Celano e di San Bonaventura ricordano il suo passaggio come l’inizio di una spiritualità destinata a radicarsi nel tempo. Nel Cinquecento l’Ordine si stabilì saldamente nella regione, seguendo la regola francescana fatta di povertà, preghiera e vita contemplativa. Nel 1604, a Grumo, accanto alla chiesa, venne costruito il convento francescano: un edificio semplice e armonioso su due piani. Al piano inferiore si trovava il chiostro, cuore della vita comunitaria, ornato da affreschi commissionati dai devoti, che vi lasciavano il proprio nome e stemma in segno di devozione. Nel 1731, il pittore molfettese Giuseppe Porta arricchì il complesso con nuove opere: di esse restano quattro ovali raffiguranti Santa Caterina, un santo francescano, la Vergine e il Redentore.
Al piano superiore, ventitré celle ospitavano i frati, piccole e spoglie, illuminate dalla luce che filtrava da strette finestre, luoghi di silenzio e meditazione, fedeli allo spirito della regola. La vita nel convento era sobria e scandita da ritmi antichi. All’alba la comunità si riuniva per la preghiera corale; poi ciascun frate si dedicava ai compiti quotidiani: la cura dell’orto, lo studio dei testi sacri, l’accoglienza di pellegrini e viandanti. I pasti, frugali, si consumavano in refettorio: pane, zuppe semplici e qualche ortaggio di stagione, accompagnati dalla lettura ad alta voce delle Scritture. Il chiostro era il centro della vita comune: qui i frati passeggiavano in silenzio, meditavano o si scambiavano poche parole. Con il calare della notte, il convento ritornava al silenzio, interrotto solo dal vento tra le mura o dal canto degli uccelli notturni. La povertà non era vissuta come privazione, ma come pienezza: in quella vita essenziale i frati trovavano la gioia del Vangelo. La comunità francescana restò attiva fino al 1862, quando le leggi del nuovo Regno d’Italia decretarono la soppressione dei conventi. Tre anni dopo, l’edificio fu acquistato dal Comune di Grumo e, alla fine dell’Ottocento, trasformato in sede municipale. Avvolti dagli archi del chiostro, sembra ancora di percepire l’eco dei passi dei frati, la loro preghiera sommessa e la forza silenziosa della fraternità.
















