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Piazza della libertà


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(XIX sec.)

Tra il Settecento e l’Ottocento, un pensiero rivoluzionario iniziò a diffondersi nelle città italiane: il verde non doveva restare privilegio dei palazzi nobiliari, ma diventare diritto condiviso, conquista di chi ogni giorno, con fatica e sacrificio, contribuiva a costruire la comunità. I giardini comunali nacquero così come luoghi di bellezza accessibile, simboli di progresso e civiltà, spazi aperti dove il popolo poteva passeggiare tra alberi e aiuole, ritrovando dignità e respiro. Anche Grumo fece propria quell’idea. Nella seconda metà dell’Ottocento vide la luce la “Villa Comunale”, dal disegno rettangolare in stile all’italiano, realizzata in un’area periferica del paese. Era un luogo pensato per offrire ristoro: una passeggiata, una sosta all’ombra degli alberi, un respiro fresco nelle giornate di afa estiva. La storia, però, non risparmiò questo spazio. Durante la seconda guerra mondiale la piazza cadde nel silenzio e nell’abbandono, segnata da un clima di provvisorietà e di sfiducia, come se il tempo stesso avesse sospeso il suo corso.

Poi, dal 1948, Grumo trovò la forza di rialzarsi. Sorretto da una volontà collettiva che univa cittadini e amministratori, il paese riprese a vivere: nuove strade, case, chiese, reti idriche e fognarie, piazze. In questo fervore di ricostruzione anche questo giardino pubblico rinacque. Fu arricchito di alberi e aiuole, di panchine e luci, e di una statua dedicata alla Vergine Immacolata, inaugurata il 22 maggio 1955 come segno di fede e protezione. La villa tornò così ad essere il cuore della città, memoria viva e insieme promessa di futuro. Recentemente, l’area è stata nuovamente ripensata: una nuova pavimentazione in basolato ne ha ridisegnato i percorsi e la demolizione della vecchia recinzione l’ha aperta al tessuto urbano, trasformandola in uno spazio che connette luoghi e persone, pronto ad accogliere e unire. Non più un giardino chiuso, ma un nodo vitale, un punto di incontro dove il passato dialoga con il presente. Su una facciata che si affaccia sulla piazza si apre il grande murales dedicato a Sergio Rubini, figlio illustre di Grumo. Lo sguardo del regista e attore sembra abbracciare la città natale, come a ricordare che anche dalle strade più umili possono nascere sogni capaci di arrivare lontano.

Indicazioni stradali